BAMBAGIA DI SETA

La fibra naturale più resistente al mondo: la seta

Indice

Perché la seta è così apprezzata?

Un materiale anallergico, resistente, igroscopico e leggero

La seta è una fibra di origine animale, prodotta da alcuni degli insetti dell’ordine dei lepidotteri, in particolare dalla specie Bombyx Mori, per l’appunto il baco da seta. Esso la produce per realizzare il bozzolo nel quale completerà la metamorfosi da bruco a falena, e si tratta di un unico filamento che può arrivare fino ad una lunghezza ininterrotta di 900 metri.

La vita di questi animali è strettamente dipendente all’albero di gelso, loro unica fonte di nutrimento, e il legame con l’uomo inizia diversi millenni fa, in Cina, dove per prima si sviluppò la sericoltura e che ancora oggi è la più grande produttrice mondiale di seta.

In Europa i segreti di questo materiale, così gelosamente custoditi dai vari imperatori cinesi, arrivarono solo intorno al VI secolo, e fecero la fortuna dell’Italia, riconosciuta come maggiore centro di produzione fino al secondo dopoguerra.

Il principale utilizzo che ne è stato fatto nel corso della storia è quello della realizzazione di filati e tessuti per l’abbigliamento e l’arredamento, mentre da alcuni anni se ne studiano anche le possibili applicazioni in campo medico, legate soprattutto alle protesi e alla riparazione di tessuti umani.

Storicamente questi utilizzi prevedono l’uccisione del baco all’interno del bozzolo, per evitare che questo strappi il filamento unico. Da alcuni anni a questa parte stanno aumentando gli impieghi di seta discontinua, ovvero l’uso del materiale solo dopo che la farfalla l’ha abbandonato o di quello che proviene da scarti di tessitura. L’utilizzo principale che ne viene fatto riguarda le diverse imbottiture e può essere definita a tutti gli effetti cruelty free perché non interrompe il ciclo vitale dell’animale.

Ma perché la seta è tanto apprezzata? Come spesso si riscontra con i prodotti naturali, le proprietà della seta la rendono un ottimo prodotto.

È un materiale completamente anallergico, in grado di garantire una corretta termoregolazione al corpo, fornendo calore ma con una buona traspirabilità. La seta permette di evitare i cosiddetti ‘sudori freddi’, che si provano quando l’abbigliamento accumula calore al suo interno, provocando sudorazione a causa della traspirazione non sufficiente da parte del materiale sintetico. La seta, dal canto suo, è un prodotto naturalmente igroscopico, ovvero in grado di assorbire le molecole di acqua presenti nell’ambiente, in questo caso il sudore.

La seta inoltre presenta la migliore resistenza a trazione tra le fibre naturali conosciute dall’uomo e mostra una buona resilienza, che le permette di recuperare velocemente la sua forma, mantenendo la caratteristica di materiale molto leggero.

Produzione e lavorazioni naturali

Nessun additivo chimico per la lavorazione della seta

La seta è una fibra al 100% naturale, composta da due filamenti di fibroina, una proteina fibrosa presente anche nella tela del ragno, tenuti assieme dalla sericina. È la fibra animale più lunga, potendo arrivare alla lunghezza record di quasi 1 chilometro.

Al contrario delle fibre sintetiche che presentano componenti o additivi derivati dal petrolio, la seta viene lavorata così come è presente in natura, senza utilizzo di processi con prodotti chimici dannosi.

Per anni la seta è stata un prodotto sottinteso ecologico, ma con un retroscena sconosciuto ai più sulle condizioni dei bachi, che devono essere uccisi affinché possa essere prelevato il filato integro. Da qualche anno a questa parte si stanno portando avanti nuove politiche per l’utilizzo di una seta bio che preservi la vita dell’animale senza incidere sulla produzione. In Italia questo tipo di seta cruelty free è regolamentato dal Ministero delle Politiche agricole e certificato dall’Istituto ICEA.

Un incentivo alle coltivazioni locali

Bachi e alberi di gelso: una doppia risorsa

I bachi necessitano delle piante di gelso per poter crescere, richiedendo che il loro allevamento debba essere portato avanti in zone rurali. Questo rappresenta un’interessante alternativa economica in quei Paesi dove le campagne sono ancora zone di difficile sopravvivenza, e anche una piccola realtà produttiva può essere sostenibile.

Ad esempio ci sono regioni del sud est asiatico dove le colture di gelsi stanno via via soppiantando le piantagioni di oppio, aiutate dalle organizzazioni umanitarie e dalla Cina, che vede aumentare sempre più la richiesta mondiale della seta ed è alla costante ricerca di nuovi produttori.

Dal punto della sostenibilità, la gelsicoltura è un’attività che permette il miglioramento di tutto l’ecosistema nel quale viene portata avanti. I fertilizzanti chimici devono essere per forza abbandonati in favore di quelli naturali, per non danneggiare involontariamente i bachi. La pianta vive decine di anni, permettendo al suolo di non essere sfruttato per coltivazioni più intensive. Anche i frutti del gelso sono commestibili e contengono una buona quantità di Vitamina C e Sali minerali utili ad integrare la dieta degli agricoltori.

Un materiale naturale e biodegradabile al 100%

La seta a fine vita

La naturalezza della seta porta ovviamente dei riscontri anche a fine vita di un prodotto. La vita di un prodotto in seta, per iniziare, è più lungo di un capo sintetico, grazie alla sua naturale resistenza all’usura. Dall’altra parte, le fibre sintetiche sono ormai riconosciute come le principali responsabili della presenza di microplastiche negli oceani, ma è un processo inarrestabile perché ad ogni lavaggio se ne staccano di nuove e lo smaltimento dei capi non è propriamente sostenibile.

La seta, in quanto prodotto naturale, è una delle principali alternative green utilizzabili come soluzione a questo problema. Essa non disperde sostanze dannose nell’ambiente durante il suo trattamento e una volta arrivata alla fine del suo ciclo è biodegradabile al 100%.

Dove viene utilizzata la seta

Filati e imbottiture in abbigliamento e arredo

La seta è da sempre utilizzata principalmente per produrre filati: per realizzarne un filo occorrono dai 4 agli 8 bozzoli. I filati si differenziano in base all’accoppiamento dei fili singoli, ne esiste addirittura uno rarissimo, che proviene dalla lavorazione del filo di due bachi che condividono lo stesso bozzolo.

Dai filati hanno origine i diversi tessuti con i quali si realizzano capi di abbigliamento, in particolare cravatte camicie e biancheria intima, o elementi di arredo, quali tende e oggetti liturgici.

Ma la seta è anche largamente utilizzata come imbottitura. In questo caso si ha l’impiego di quella parte di fibra scartata dall’industria dell’abbigliamento perché impossibile da filare. Si tratta della fibra discontinua, ovvero quella che per vari motivi presenta delle interruzioni. Essa può essere ottenuta dai cascami, il materiale che rimane alla fine della lavorazione, o dagli allevamenti bio che permettono alla farfalla di sopravvivere e uscire dal bozzolo, rompendolo.

Queste imbottiture sono utilizzate nel mondo dell’abbigliamento per capi che consentono un buon grado di isolamento sia al freddo che al caldo, o altresì nel settore del bedding. La bambagia di seta è uno dei prodotti più utilizzati nel settore dei piumini biologici, perché offre una copertura termoregolante e traspirante, per un sonno efficace.