Cocco

La fibra di cocco è un prodotto sostenibile e riutilizzabile: ecco perché.

Indice

L’origine e le caratteristiche della fibra di cocco

Traspirante e resistente all’abrasione

La palma da cocco è una pianta originaria dei paesi tropicali dell’Oceano Pacifico, ma ben conosciuta anche in Italia per via dell’integrazione di una parte del suo frutto nella nostra alimentazione. In realtà sono ben più numerosi gli utilizzi che si possono fare di questo albero, dal legno alle fronde, passando per la fibra che si ricava dalle noci di cocco, un materiale naturale e sostenibile.

La fibra di cocco, conosciuta in alcuni ambiti come fibra coir, è caratterizzata da cellule strette e vuote ricoperte di cellulosa. Si trova tra la buccia e il guscio esterno del frutto e la sua composizione molecolare le conferisce particolari proprietà traspiranti, ma allo stesso tempo permette di essere un buon isolante.

Si differenziano due tipi di fibra, caratterizzate da colorazioni diverse a seconda della maturazione raggiunta. La fibra marrone, ricavata dai cocchi maturi, è sottile, forte e molto resistente all’abrasione, adatta ad articoli come spazzole o tappeti. La fibra bianca viene raccolta prima della fine della maturazione del frutto, è liscia e meno resistente, ma più fine; è adoperata ad esempio per corde e reti, grazie anche alla
capacità di galleggiare e resistere all’acqua salata.

L’alto contenuto di lignina a discapito della cellulosa, rende il cocco più forte, ma meno flessibile rispetto ad altre fibre vegetali come il cotone.

L’utilizzo della fibra di cocco da secoli è testimone di una storia dell’uomo votata ad uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente. Il frutto veniva mangiato, l’acqua al suo interno usata come bevanda, con la fibra si realizzavano le reti per pescare e così via.

Tuttora le piantagioni di cocco, che tra l’altro richiedono particolari condizioni per poter crescere sane, sono utilizzate in maniera sostenibile, nell’ottica di un’economia circolare.

Prodotti realizzati con la fibra di cocco

Dai materassi, all’edilizia, all’agricoltura

Oltre alle reti e alle corde, la fibra di cocco è utilizzata in settori disparati, dove è possibile sfruttarne le diverse proprietà. La leggerezza e la traspirabilità sono sempre al centro: proprietà che permettono di utilizzare questo materiale come riempitivo, sia nel campo dell’arredo che dell’edilizia.

La fibra di cocco marrone viene spruzzata con lattice di gomma naturale così da poter formare delle lastre che vengono adoperate ad esempio nel settore del bedding. Nonostante la rigidezza intrinseca, l’aria imprigionata all’interno della fibra, le permette un comportamento elastico. Le lastre di cocco possono essere usate all’interno di un materasso in lattice per dargli un sostegno più rigido, oppure dentro un futon, materasso giapponese in cotone, con una funzione ergonomica.

La resistenza e la capacità del cocco di non imprigionare l’umidità rende l’ambiente di riposo più salubre, contrastando la formazione di muffe e di polvere. Il cocco viene adoperato anche per produrre prodotti adatti allo Shiatsu e ai massaggi, la sua elasticità infatti è ottima per proteggere le ginocchia degli operatori.

Nella bioedilizia si è scoperto che la fibra di cocco, vergine o riciclata, può essere utilizzata come isolante naturale, dalle proprietà fisiche migliori di alcuni preparati chimici. La sua tenacità e duttilità si conservano nel tempo con una durata notevole, è traspirante e come tale impedisce la proliferazione di muffe. Il tutto ovviamente con la garanzia di un materiale sostenibile e rinnovabile.

Per la sua resistenza all’abrasione, la fibra di cocco è utilizzata per la realizzazione di zerbini, spazzole e sacchi. Se a questo si uniscono la naturale rigidezza e leggerezza del materiale, può essere ottimo per l’anima interna di diverse categorie di tappeti.

Nell’agricoltura infine può essere utilizzata come concime e fertilizzante naturale, date le sue caratteristiche anti-fungicide e traspiranti.

Processi di produzione artigianali

La materia prima si ricava per lo più a mano

Il cocco può essere raccolto tra i 6 e i 12 mesi dalla sua nascita, a seconda se si voglia ricavare fibra bianca o marrone. Solitamente le lavorazioni iniziano subito, nella piantagione, dove il frutto viene aperto per separare liquido, fibra e parte commestibile.

L’apertura di una noce di cocco, richiede una certa esperienza e capacità, data la sua naturale durezza, e questo primo passaggio spesso viene ancora svolto manualmente. Una persona capace è in grado di aprire 2000 frutti al giorno e separarne le fibre. Sebbene con le macchine più moderne questa stessa quantità si lavori in una sola ora, la diffusione di questi attrezzi però non è così diffusa, visto che l’habitat naturale della pianta di cocco coincide spesso con paesi poco sviluppati. Per certi versi è un bene, perché consente di mantenere vive quelle piccole realtà contadine che altrimenti si vedrebbero sottratte un’importante fonte di reddito. E non è l’unica attività svolta localmente nella piantagione.

La buccia fibrosa viene immersa in acqua, dolce quella marrone e salata quella bianca, per essere ammorbidita e gestita più facilmente. Successivamente viene setacciata per rimuovere le impurità, divisa nelle diverse lunghezze e poi seccata al sole. A seconda della destinazione finale, viene conservata più o meno umidità all’interno delle matasse di fibra, forma con la quale il materiale abbandona la piantagione.

La ricerca di una sostenibilità continua

Anche un prodotto naturale può inquinare

La quantità di noci di cocco utilizzate nel mondo ha subito un incremento sostanziale nelle ultime decine di anni, da quando questo frutto esotico è comparso sulle nostre tavole. La polpa e il liquido al suo interno, sono le componenti più ambite, rischiando scartare la maggior parte del frutto.

Ovviamente questo discorso non è passato inosservato, e i produttori di diversi settori si sono dati da fare per trovare un utilizzo alternativo al materiale di scarto. La lista di articoli che utilizzano la fibra sono aumentate, così come si sta diffondendo il riutilizzo di questi materiali anche una volta giunti a fine vita.
L’importante è accertarsi che tutti i processi di lavorazione siano conformi al mantenimento della fibra al suo stato naturale, senza l’aggiunta di sostanze dannose.

La naturalezza di un prodotto a volte non è sufficiente per impedire l’inquinamento che produce.

Sebbene i processi di produzione della fibra di cocco non prevedano l’utilizzo di agenti chimici, la quantità di noci di cocco utilizzate non deve passare inosservata. Una buona parte del guscio, è composto da materiale inutilizzabile, ma che se disperso nell’ambiente, sebbene 100% biodegradabile, occupa un certo volume e un certo tempo per degradarsi. Alcuni ricercatori in India hanno sviluppato un processo biologico per la separazione delle fibre dalla parte legnosa grazie all’uso di enzimi, che decompongono quest’ultima senza doverla disperdere nei fiumi e nei mari.

Smaltimento della fibra di cocco

La fibra di cocco è riutilizzabile e compostabile

I prodotti realizzati in fibra di cocco, senza l’aggiunta di sostanze dannose, possono essere smaltiti in modo perfettamente efficiente in quanto conservano la loro caratteristica di materiale biodegradabile.

I rifiuti vengono riclassificati in seguito a processi di lavaggio e trattamenti termici, che li rigenerano, e poi nuovamente suddivisi in base alle caratteristiche riscontrate. La torba naturale ottenuta, a seconda didensità e lunghezza delle fibre, può essere utilizzata in campo agricolo e industriale.

In agricoltura e botanica assume il ruolo di ammendante, solitamente venduto sotto forma di balle compresse di materiale essiccato. Queste, con l’aggiunta di acqua, possono decuplicare il loro volume e migliorare le proprietà del terreno o formare un substrato idoneo alla coltivazione di funghi. Così, oltre a ridurre la necessità di estrarre altra torba vergine, permette alla fibra di cocco di concludere il suo ciclo vita decomponendosi.

Nel settore industriale, grazie alle sue ottime proprietà assorbenti, la fibra di cocco si sta affermando come materiale per assorbimento di fluidi e oli. Anche in questo caso il suo riutilizzo riduce la necessità di estrarre altri materiali vergini, che sarebbero destinati soltanto a questo scopo.